Non regge, a una lettura attenta dei dati, la tesi secondo cui la fine del Reddito di cittadinanza avrebbe prodotto un aumento “sostitutivo” delle richieste di pensione di invalidità civile in Puglia. A smontare questa narrazione è una nota articolata dell’avvocata Carla Marinaci, presidente dell’Apab – Associazione Previdenzialisti e Assistenzialisti Baresi, che invita a riportare il dibattito su basi statistiche, demografiche e costituzionali solide.
Secondo Marinaci, l’argomento colpisce l’opinione pubblica perché semplice da comunicare ma “così impostato non regge a un esame serio dei dati”. Il primo punto riguarda proprio il presunto nesso causale: i numeri non lo dimostrano. Anche chi sostiene l’ipotesi dell’“effetto sostituzione” ammette che dimostrare una correlazione diretta è impraticabile, per mancanza di dati comparabili e per la complessità dei percorsi assistenziali. Vedere crescere il numero delle prestazioni non significa che chi perde una misura contro la povertà “passi” automaticamente a una tutela sanitaria o assistenziale.
C’è poi un tema di cronologia, spesso semplificato. L’aumento delle domande si concentra in larga parte tra il 2022 e il 2024, dunque prima e a cavallo del superamento del Reddito di cittadinanza. Inoltre, dal 1° gennaio 2024 non si è creato alcun vuoto: è entrato in vigore l’Assegno di Inclusione (ADI), rivolto proprio ai nuclei con fragilità, comprese le persone con disabilità e gli over 60, con requisiti e percorsi dedicati. Parlare di “stop secco” alle tutele, quindi, è fuorviante.
Il terzo elemento, che per Marinaci è decisivo ma spesso ignorato, è demografico. La Puglia sta vivendo un invecchiamento marcato: l’indice di vecchiaia ha superato quota 200, con oltre 200 anziani ogni 100 giovani. In una popolazione che invecchia aumentano fisiologicamente cronicità, non autosufficienza e limitazioni funzionali. «Non è un trucco – è demografia», osserva l’avvocata, ricordando che l’aumento delle domande di invalidità è una conseguenza naturale di questo scenario.
Da qui la conclusione: discutere di controlli, efficienza e appropriatezza è legittimo e necessario ma senza scorciatoie comunicative. «Se trasformiamo le fragilità in sospetto – avverte Marinaci – indeboliamo le tutele di tutti». Alimentare l’idea di un abuso sistematico non solo distorce la realtà, ma rischia di colpire chi ha davvero bisogno di protezione.
Il richiamo finale è ai principi costituzionali. La tutela degli invalidi non è un costo ma l’adempimento del dovere di solidarietà sancito dall’articolo 2 della Costituzione. Lo Stato è chiamato a rimuovere gli ostacoli che limitano la dignità umana, garantendo diritti, tempi certi e protezioni reali. «Una società – conclude Marinaci – si misura non inseguendo capri espiatori, ma dalla capacità di prendersi cura dei più vulnerabili».

