Accoglie il rinvio a giudizio come un passaggio difficile, ma anche come un’opportunità per chiarire definitivamente la propria posizione, Alfonso Pisicchio, ex assessore regionale all’Urbanistica ed ex vicesindaco di Bari. Il suo nome è coinvolto in un’inchiesta giudiziaria relativa a una gara d’appalto del Comune di Bari, nella quale è accusato di turbativa d’asta e altri reati connessi, insieme al fratello Enzo e ad altre sette persone.
Dopo mesi di riserbo, Pisicchio ha scelto di rompere il silenzio con una dichiarazione pubblica che segna l’inizio di una nuova fase. «Ho attraversato ogni fase della mia vicenda giudiziaria in silenzio», spiega, definendolo un silenzio «sofferto, rispettoso, ma mai rassegnato». Una scelta precisa, dettata dalla volontà di affidarsi esclusivamente alle sedi istituzionali: «È stato un atto di fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni, perché la verità deve emergere nelle aule di giustizia e non nei salotti televisivi o sui giornali».
L’ex amministratore non nasconde il peso personale di questa vicenda. «Non nascondo l’angoscia che accompagna le mie giornate ormai da lungo tempo», ammette, ma accanto a questo sentimento ne affianca un altro: «C’è anche il sollievo di poter finalmente dimostrare la mia totale estraneità alle condotte che mi vengono imputate davanti a chi è chiamato a giudicare imparzialmente».
Pisicchio punta il dito contro quello che definisce un processo mediatico anticipato: «In questi lunghi mesi sono stato travolto da un processo mediatico feroce, fatto di ricostruzioni parziali, narrazioni strumentali e condanne anticipate». Una pressione alla quale ha scelto di non rispondere, restando lontano dai social e dai riflettori: «Ho scelto di non replicare seguendo un principio che mi guida da sempre: il rispetto per la legge, per le persone e per il ruolo istituzionale che ho avuto l’onore di ricoprire».
Nel suo intervento, Pisicchio richiama anche il proprio percorso politico e umano. «Ho creduto nella giustizia fin da ragazzo», ricorda, citando l’eredità morale del padre Natale Pisicchio e la figura del sindaco Enrico Dalfino come riferimenti di rigore e integrità. «In oltre trent’anni di impegno politico, spesso in ruoli molto delicati, non sono mai stato sfiorato dalla giustizia. Non per caso, ma perché la mia bussola è sempre stata chiara: trasparenza, correttezza e netta distanza da qualsiasi zona grigia».
Accanto alla fiducia nella magistratura, emerge però una critica esplicita al mondo politico. «È ancora più doloroso constatare il silenzio di una parte della politica che per anni ha fatto affidamento sulla mia competenza e sulla mia lealtà e che oggi si volta dall’altra parte», afferma, sottolineando come in altre vicende non siano mancate difese pubbliche e prese di posizione.
In questo vuoto, Pisicchio individua però un punto fermo: «Ho trovato una presenza molto più forte e importante: quella della mia famiglia e degli amici che non hanno mai smesso di credere nella mia integrità». È a loro che attribuisce la forza per affrontare il percorso giudiziario che lo attende.
Lo sguardo è ora rivolto ai prossimi mesi, con una fiducia ribadita più volte: «Confido che la verità emergerà con chiarezza», conclude, «sono certo che la Giustizia saprà riconoscere che ho sempre operato con rettitudine, nel rispetto delle persone e della comunità che ho servito e che non ho mai tradito».

