A Mola di Bari la polemica è esplosa in poche ore, rimbalzando dai social alla politica cittadina. Al centro del caso c’è Giuseppe Calabrese, consigliere comunale ufficialmente civico e parte della maggioranza di centrosinistra, che ha pubblicato sullo stato di Whatsapp una propria immagine davanti alla tomba di Benito Mussolini, intento a compiere il saluto fascista.
Un gesto che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico, soprattutto per il contesto politico in cui è maturato: Calabrese sostiene un’amministrazione a guida centrosinistra, con un sindaco, Giuseppe Colonna, che più volte ha rivendicato una collocazione valoriale netta e una vicinanza politica ad Antonio Decaro.
Proprio questa contraddizione ha reso il caso particolarmente esplosivo. In città e online in molti hanno parlato di incompatibilità politica e morale tra i valori dichiarati dalla maggioranza e il gesto del consigliere, ritenuto da più parti una forma di apologia del fascismo.
Nel tentativo di arginare la bufera, il sindaco Colonna è intervenuto. Una presa di posizione che, però, è apparsa a molti osservatori troppo timida rispetto alla gravità dell’episodio. Il primo cittadino ha ricordato come l’amministrazione comunale “abbia dimostrato nel tempo, con atti concreti e scelte coerenti, la propria adesione ai valori di democrazia, uguaglianza, inclusione e antifascismo”, citando in particolare la partecipazione continuativa dal 2019 al Treno della Memoria.
Colonna ha poi aggiunto parole nette sul piano dei principi: “Ribadisco con assoluta fermezza che il fascismo non è folklore, non è goliardia, non è un’opinione. È una negazione della democrazia. Ogni simbolo, gesto o richiamo che lo evochi è inaccettabile, soprattutto se proviene da chi ricopre un incarico istituzionale”.
Da qui la richiesta formale al consigliere di “assumersi pienamente la responsabilità di quanto accaduto, di presentare pubbliche scuse senza ambiguità e di intraprendere ogni iniziativa necessaria a riparare il grave danno arrecato all’istituzione, alla comunità e alla coalizione”.
Parole che, tuttavia, non sono state accompagnate da atti politici conseguenti: nessuna richiesta di dimissioni, nessuna esclusione dalla maggioranza. Una scelta che ha alimentato ulteriormente le critiche, soprattutto da parte dell’opposizione e di una parte dell’opinione pubblica che chiedeva un segnale più forte e immediato.
A stretto giro sono arrivate anche le scuse di Calabrese. Il consigliere ha parlato di una “manifestazione grave”, affermando che “non vi sono giustificazioni possibili per sollevare il mio errore da responsabilità morali e istituzionali”. Ha inoltre precisato che la foto risalirebbe a diversi anni fa e che non rappresenterebbe più i valori che oggi dichiara di professare: “Non corrisponde ai valori che mi hanno accompagnato negli ultimi anni in un percorso politico e di ideali nuovo, rinnovato e riconsiderato nei principi essenziali. Il rispetto dell’altro e delle persone sono ideali che ritengo più importanti di ideologie ormai legate al passato personale”.
Scuse che, però, non hanno spento la polemica. Al contrario, il caso Calabrese ha aperto una frattura politica evidente a Mola di Bari, ponendo interrogativi sulla coerenza delle alleanze civiche, sul peso dei valori antifascisti nelle amministrazioni locali e sul confine tra responsabilità individuale e responsabilità collettiva di una maggioranza di governo. Una vicenda che rischia di lasciare strascichi duraturi nel dibattito politico cittadino, ben oltre il singolo scatto da cui tutto è partito.

