Giovedì 4 dicembre, alle ore 19.30, la Sala Colafemmina di Palazzo de Mari ad Acquaviva delle Fonti ospita uno degli appuntamenti più attesi della stagione 2025 dell’associazione Colafemmina. Protagonista sarà Massimo Verdastro, tra i maggiori interpreti della scena teatrale italiana, che rende omaggio a Pier Paolo Pasolini nel cinquantesimo anniversario della scomparsa attraverso il concerto-racconto Poeta delle ceneri. Accanto a lui, il duo pianistico composto da Carla Aventaggiato e Maurizio Matarrese – direttore artistico dell’associazione – intreccerà musica e parola con pagine di Claude Debussy e due compositori contemporanei, Carlo Corazza e Vittorio Piredda Virgilio. L’iniziativa è sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Puglia e dal Comune di Acquaviva delle Fonti.

La voce di Verdastro tra biografia e teatro

Premio Ubu ed Eti Olimpici del Teatro, Verdastro vanta una carriera segnata da collaborazioni con maestri come Peter Stein e Luca Ronconi, dalle esperienze con i Magazzini di Lombardi-Tiezzi e la Compagnia Krypton di Giancarlo Cauteruccio, fino alla fondazione della compagnia Verdastro-Della Monica. In Poeta delle ceneri, l’attore romano attraversa l’autobiografia in versi di Pasolini, un testo denso e sfaccettato nel quale l’autore rivive la propria traiettoria umana e creativa: deviazioni improvvise, memorie familiari, episodi quotidiani, nostalgie, ironie e descrizioni di opere in fieri. È un racconto intimo, mobile, che lascia emergere la complessità di un intellettuale inquieto e lucidissimo.

Debussy e la musica del paesaggio interiore

La parola di Verdastro si intreccia con le Six épigraphes antiques di Debussy, un ciclo sospeso fra evocazione simbolista e mistero arcaico. A queste si aggiungono due brani contemporanei che rimandano a scenari profondamente pasoliniani:

  • Isonzo/Soča di Carlo Corazza, dedicato al fiume di confine tra Friuli e Slovenia;
  • Toccata carsica di Vittorio Piredda Virgilio, paesaggio sonoro di pietra e vento, perfetto contrappunto alla dimensione evocativa del testo.

Un poema nato come risposta

Scritto tra il 1966 e il 1967, Poeta delle ceneri prende avvio da un curioso espediente: una risposta a un anonimo intervistatore statunitense desideroso di conoscere il lavoro di Pasolini. L’autore sceglie allora di presentarsi attraverso un flusso di versi liberi, talvolta brutale ed episodico, pensato per un pubblico che probabilmente lo conosce soltanto come cineasta. Ne nasce un autoritratto sincero, sospeso tra racconto e confessione, in cui Pasolini rievoca il Friuli di Casarsa, la figura della madre, la morte del fratello, il difficile rapporto col padre, la fuga a Roma, le prime pubblicazioni, i processi e le battaglie culturali.

Il poema sarà pubblicato soltanto nel 1980, postumo, da Enzo Siciliano sulle pagine di Nuovi Argomenti, rivelando così un tassello fondamentale della scrittura pasoliniana.

L’appuntamento di Acquaviva delle Fonti si configura come un viaggio nella voce e nella memoria, un incontro tra teatro, musica e poesia per restituire la vitalità di uno dei testi più intensi e sorprendenti di Pier Paolo Pasolini.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti al canale Whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ViviBari
Panoramica privacy

Leggi l'informativa.