Martedì 6 gennaio, alle ore 10.00, la Parrocchia San Marcello di Bari si raccoglie nel ricordo di don Franco Ricci, sacerdote e missionario, in occasione del 50° anniversario della sua ordinazione presbiterale. Un appuntamento carico di significato, che unisce memoria, gratitudine e testimonianza, attraverso l’esposizione dei suoi abiti liturgici, segno concreto di una vita interamente spesa al servizio degli ultimi.
Don Franco Ricci nasce a Bitonto e cresce a Bari, città che ne forma il cammino umano e spirituale. Fin dagli anni della giovinezza, alla fede profonda affianca una spiccata concretezza: il diploma da perito elettrotecnico diventa uno strumento prezioso per tradurre il Vangelo in opere, soprattutto nei contesti più poveri e dimenticati. Prima ancora della missione, il suo ministero prende forma accanto ai sofferenti, tra i malati dell’ospedale “Di Venere”, dove impara a coniugare ascolto, compassione e presenza silenziosa.
La scelta missionaria lo conduce poi in Etiopia, nel Sidamo, come sacerdote Fidei donum. È qui che don Franco vive fino in fondo la radicalità del Vangelo: costruisce impianti, realizza strutture essenziali, percorre ore a cavallo per raggiungere villaggi isolati, condividendo la povertà e la quotidianità delle comunità locali. Il suo non è un annuncio distante, ma un camminare insieme, fatto di mani sporche, parole semplici e gesti di giustizia.
Il 19 giugno 1992 la sua vita si interrompe tragicamente in un agguato. Don Franco viene ucciso mentre alza le mani in segno di pace, gesto estremo e definitivo di fedeltà al messaggio che ha annunciato fino all’ultimo respiro. La sua morte lo consegna alla memoria come martire, ma soprattutto come testimone credibile di un amore che non arretra di fronte alla violenza.
A distanza di anni, la figura di don Franco Ricci continua a parlare alla Chiesa e alla città di Bari. Il suo esempio resta un richiamo forte alla responsabilità, alla solidarietà concreta e alla scelta di stare dalla parte degli ultimi. Celebrarne l’anniversario non significa soltanto guardare al passato, ma rinnovare un impegno: quello di una fede che diventa vita, servizio e speranza.

