Sabato 27 settembre a Casamassima, alle 19.30 a Palazzo Monacelle, la consigliera regionale Lucia Parchitelli presenterà il suo libro dal titolo “Per partito preso”, edito da Giazira Scritture, nel corso della Festa dell’Unità del Partito Democratico.
Cosa l’ha spinta a scrivere ‘Per Partito Preso’? È nato più come un’esigenza personale o come un atto politico?
Entrambe le cose. Da un lato c’era l’urgenza personale di mettere ordine a esperienze, domande e pensieri che mi porto dietro da anni di militanza e di istituzioni. Dall’altro, la consapevolezza che scrivere fosse già di per sé un gesto politico: raccontare la politica in prima persona, senza filtri e senza retorica, significa restituirla alle persone, rimetterla al centro del dibattito pubblico.
Nel libro lei definisce la politica come un “viaggio” fatto di storie, luoghi e memorie. Qual è stata la tappa più significativa di questo percorso?
La tappa più significativa è quella che mi vede impegnata tutti i giorni: il contatto diretto con i cittadini. Dai mercati rionali alle scuole, dai piccoli paesi alle città, ho imparato che la politica vive nei luoghi in cui le persone si riconoscono e chiedono ascolto. È lì che il “viaggio” assume senso, perché non parliamo di numeri o statistiche, ma di vite reali.
Lei parla spesso di politica come “libro aperto”: quanto è stato difficile scegliere cosa raccontare e cosa lasciare “in bianco”?
Difficile. Ho scelto però di raccontare ciò che può essere utile al lettore per comprendere il presente, anche quando si tratta di errori o fatiche. Ho lasciato “in bianco” tutto ciò che avrebbe avuto il sapore dello sfogo personale o del dettaglio fine a sé stesso. Un libro aperto deve essere leggibile, non un diario intimo: ecco perché alcuni spazi rimangono volutamente vuoti, in attesa di essere scritti collettivamente.
‘Per Partito Preso’ sembra raccontare non solo successi e decisioni, ma anche ostacoli e compromessi. C’è un episodio che ha segnato in modo particolare il suo modo di fare politica?
Sì, il momento in cui mi sono resa conto che il compromesso non sempre è una resa, ma può diventare un ponte. Accettare di mediare, soprattutto in un luogo come il Consiglio regionale, significa riuscire a portare a casa un risultato concreto per i cittadini, pur rinunciando, a volte, a una parte delle proprie convinzioni iniziali. Un passaggio che mi ha insegnato che la coerenza si misura anche dalla capacità di non perdere di vista l’obiettivo finale, soprattutto se questo dà valore alla Puglia e ai pugliesi.
C’è una pagina “in bianco” che sogna di scrivere per la Puglia nei prossimi anni?
Sogno una pagina in cui la Puglia sappia essere davvero all’altezza dei suoi giovani: dare loro lavoro dignitoso, opportunità di restare o di tornare, spazi per crescere e creare. Una pagina che racconti una Regione capace di valorizzare il talento e di trasformarlo in futuro, dando a tante ragazze e ragazzi la possibilità di fare grandi cose per la terra che amano e che tutti amiamo.

