All’Auditorium Vallisa di Bari, dall’1 al 5 dicembre, andrà in scena “Eros e Priapo” di Carlo Emilio Gadda, interpretato da Massimo Verdastro nella rassegna “Lo spazio dell’immaginazione” della Compagnia Diaghilev.

Uno dei grandi interpreti della scena italiana, dunque, Massimo Verdastro alle prese con “Eros e Priapo” di Carlo Emilio Gadda per questo primo weekend di dicembre nel capoluogo pugliese. La rassegna è a cura della compagnia teatrale Diaghilev, in collaborazione con Galleria Toledo per questa produzione per la quale lo stesso Verdastro firma la drammaturgia a quattro mani con Luca Scardini. 

Premio Ubu e Premio Eti Olimpici del Teatro, una carriera caratterizzata dalla scoperta, interpretazione e direzione delle nuove drammaturgie e una serie di collaborazioni da Peter Stein a Luca Ronconi, prima delle esperienze con i Magazzini di Lombardi-Tiezzi, la Compagnia Krypton di Giancarlo Cauteruccio e l’istituzione della compagnia Verdastro-Della Monica, Verdastro affronta sulle scene di Pier Paolo Bisleri il testo che segna la folgorazione dell’artista romano per la prosa di Gadda e il suo spietato «Libro delle Furie», come recitava il primo titolo dato a questa materia incandescente, pubblicata integralmente solo postuma. Qui lo scrittore milanese dava corpo alle sue rabbie più ingestibili, facendo i conti con l’ingombrante figura del Duce (articolato istericamente Ku-ce dalle folle in delirio), di cui pure lo stesso scrittore era stato plauditore. L’ambiente è quindi quello della Roma imperiale, distesa sepolcrale di marmi, di cui egli vuole descrivere la corruzione sempre più mortifera che ne trapela, con cortocircuiti visionari e violentissimi. Come ogni grande invettiva del Novecento totalitario, anche questo testo nasce in primo luogo dalla necessità di mettere drasticamente in crisi la figura dello scrivente rispetto ai dati del reale. Un conferenziere ammantato di panni rinascimentali (è attivo un continuo ed evidente rimando a Nicolò Machiavelli, “amaro” per la sua sapienza politica e indubbio punto di riferimento stilistico) spara a zero rivolgendosi a un pubblico che forse non esiste, svelando un meccanismo di seduzione di cui è stato vittima. Il «bicchierante» che voleva far figliare le donne, per mandare i rampolli alla guerra, riuscì ad arrivare e a restare al potere grazie a un mix infernale di «patria, birri e femine». E proprio come politico Don Giovanni egli viene presentato, tra lampi neri di misoginia quasi isterica, che poi rientrano nei ranghi di una commedia di carattere. L’attualità di queste parole è assoluta: i metodi di vendita del consenso si sono affinati grazie al nuovo parco media, ma sono rimasti largamente identici. E senza forzare niente, né alterare tono e misura, le frecce scritte a ridosso della Seconda Guerra Mondiale colpiscono i bersagli dell’oggi.

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