La più drammatica delle tragedie di Sofocle, Trachinie, torna a rivivere all’Auditorium Vallisa di Bari sabato 25 ottobre alle ore 21, con quattordici repliche fino al 9 novembre. Il fortunato allestimento del regista Walter Pagliaro, tra i massimi conoscitori italiani di teatro antico, propone una lettura psicanalitica e visionaria del mito, affidando a Micaela Esdra il compito di incarnare – con impressionante fluidità – sia Deianira, donna inquieta e fragile, sia Eracle, eroe brutale e infedele, al termine delle celebri dodici fatiche.
La scelta di far interpretare entrambi i ruoli da un solo attore affonda le radici nella stessa concezione sofoclea: Eracle e Deianira, infatti, non compaiono mai insieme in scena. Nello spazio lasciato tra i due, la tragedia si consuma come un dialogo interiore, una lacerazione della mente e dell’anima. È qui che Pagliaro individua la chiave di lettura del mito: «Sono la stessa persona? Due emisferi del cervello umano, la razionalità e l’irrazionalità? L’apollineo e il dionisiaco che si affrontano dentro un’unica figura?», si chiede il regista. «Forse – aggiunge – rappresentano la continuità di un’unica unità spezzata».
A sostenere la protagonista, un cast di interpreti che completa la costruzione corale del dramma: Elisabetta Arosio (nutrice, messaggero e vecchio), Fabrizio Amicucci (Lica), Fabio Maffei (Illo e Iole), Cristina Maccà e Valeria Cimaglia (prima e seconda Corifea). La produzione è firmata dalla Compagnia Diaghilev con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia e Comune di Bari, in coproduzione con l’associazione Gianni Santuccio.
Lo spettacolo, arricchito dalle scenografie di Gianni Carluccio e dai costumi di Annalisa Di Piero, si svolge in un impianto scenico posto al centro della platea: un vortice fisico e simbolico che risucchia i personaggi in una spirale di violenza e desiderio. Deianira, in attesa da quindici mesi del ritorno del marito, crede di riconquistarlo con un filtro d’amore, ma quel gesto si trasforma in condanna: il filtro è in realtà un veleno che distrugge Eracle, innescando la catastrofe.
Pagliaro rilegge la tragedia come un viaggio nell’inconscio femminile, nella zona d’ombra di una donna che cerca di comprendere – e forse distruggere – l’uomo che l’ha soggiogata. «Deianira non è un’eroina come Antigone o Elettra – spiega – ma una donna comune, una madre di famiglia. È turbata da oracoli e segni ambigui che tenta di decifrare, come Edipo». Nella visione del regista, vive in un ipogeo scavato nella roccia, un luogo della memoria e del trauma, dove scava – letteralmente – nella terra e dentro se stessa. «Come un’archeologa dell’anima, gratta via la crosta della propria vita per riportare alla luce i frammenti di un amore distruttivo e assoluto».
L’arrivo di Iole, giovane prigioniera che sembra destinata a prendere il posto della sposa, è la scintilla che fa esplodere il conflitto tra il principio apollineo – razionale, ordinatore – e quello dionisiaco, istintivo e distruttivo. Da questa frattura nasce il doppio, il maschile e il femminile intrecciati nella stessa figura: l’Eracle eroico e violento e la Deianira innamorata e folle.
«Trachinie – conclude Pagliaro – è forse la tragedia meno conosciuta di Sofocle, ma anche la più sorprendente. Racconta la storia di un amore che si fa veleno, di una passione che brucia i corpi e le anime. Un mito che continua a parlarci del rapporto tra uomo e donna, tra ragione e istinto, tra vita e morte».
Orari degli spettacoli:
- Venerdì e sabato ore 21
- Martedì e mercoledì ore 20
- Giovedì e domenica ore 19
(Lunedì riposo)

