Nella pagina scritta, a volte, si cela la vita stessa di chi scrive. Ma quando un’esistenza è attraversata da zone d’ombra, leggere in filigrana desideri, esitazioni, fragilità e contraddizioni può diventare complesso, persino per l’autore. La giornata di un uomo senza volto, nuovo progetto di scrittura scenica della Compagnia Diaghilev, prende avvio proprio da questa tensione tra il detto e il non detto che vibra nell’opera e nella biografia di Luigi Pirandello, tra i più grandi e amati autori del Novecento.
Lo spettacolo debutta giovedì 11 dicembre (ore 19) e prosegue venerdì 12 e sabato 13 (ore 21) e domenica 14 (ore 19) all’auditorium Vallisa di Bari, all’interno della stagione Teatro Studio, realizzata con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia e Comune di Bari. A firmare regia e interpretazione sono Gustavo D’Aversa e Walter Prete, quest’ultimo anche autore della drammaturgia: un gioco scenico paradossale e ironico in cui Pirandello appare quasi convocato in giudizio per verificare la forza della sua scrittura e delle sue intuizioni alla luce del gusto letterario contemporaneo.
Il racconto trae spunto dai tormentati rapporti che l’autore ebbe con il mondo editoriale, come la celebre causa del 1911 contro l’editore Rocco Carabba, persa dallo stesso Pirandello. Da qui si sviluppa un serrato dialogo, collocato nel suo ultimo anno di vita, in cui lo scrittore siciliano si confronta con un editore dei giorni nostri su una delle sue novelle più enigmatiche: Una giornata, apparsa sul Corriere della Sera nel 1935 e pubblicata postuma nel 1937 nelle Novelle per un anno. In quel racconto Pirandello condensa la sua poetica, affidando a un protagonista che ripercorre un’intera esistenza nel giro di un giorno la percezione dello scorrere del tempo, della metamorfosi delle cose, del lento disfarsi delle illusioni.
Nello spettacolo, tra un’intelligenza artificiale rudimentale e un crudele gioco a eliminazione immaginato durante un singolare convegno di editori, i quasi cent’anni che ci separano da Pirandello si assottigliano fino a lacerarsi, per ricomporsi in un presente fragile in cui l’autore è costretto a difendere la propria opera e, allo stesso tempo, a raccontarsi.
Intanto, l’intera costellazione di espedienti pirandelliani — dal teatro nel teatro all’avvertimento del contrario — invade la scena, trascinando la vicenda verso una deriva surreale. I ruoli si confondono, non si distingue più chi interpreti chi, dove finisca l’autore e inizi il personaggio, quale sia il confine tra scrittura e vita. In questa sospensione, lo spirito di Pirandello torna a vibrare, rivelando ancora una volta la sorprendente attualità del suo sguardo sul mondo.

