Il Bari perde ancora e lo fa nel modo peggiore: senza dare segnali di reazione, senza carattere, senza identità. Il 2-1 casalingo subito contro il Catanzaro, maturato nella 17ª giornata di Serie B, è una sconfitta che pesa più del risultato, perché fotografa una squadra fragile, confusa e sempre più distante dalle aspettative di inizio stagione.

Al San Nicola va in scena un copione ormai noto. Il Bari subisce, fatica a costruire gioco, si spegne alla prima difficoltà. Il Catanzaro passa in vantaggio, controlla il match con personalità e colpisce nei momenti chiave. Il gol su rigore di Bellomo arriva alla fine e non cambia l’inerzia di una partita che i giallorossi hanno meritato di vincere.

Una squadra senza mordente

A preoccupare non è solo la classifica ma l’atteggiamento. Il Bari appare molle, poco aggressivo, incapace di reagire quando la gara prende una piega negativa. La manovra è lenta, prevedibile, e l’attacco continua a non produrre occasioni degne di nota. Nei momenti difficili, la squadra si disunisce invece di compattarsi.

Il pubblico, sempre più freddo e disilluso, comincia a guardare la graduatoria con inquietudine. La zona retrocessione non è più un’ipotesi remota ma uno spettro concreto, soprattutto se il trend dovesse proseguire.

Vivarini: “Mancano aggressività e anima”

Nel post-partita, Vincenzo Vivarini non si nasconde e analizza con lucidità una sconfitta che lascia pochi appigli: «La prestazione non è all’altezza. Abbiamo tanti problemi: ci lavoriamo tanto in settimana, ma poi arriva la partita e si blocca tutto. Quando scendiamo in campo vengono a mancare i fondamentali: aggressività, lotta, passione nel volere il risultato».

Il tecnico biancorosso sottolinea anche le difficoltà contro squadre che giocano meglio il pallone: «Contro una squadra come il Catanzaro, che gioca tanto la palla, se tu non giochi diventa tutto ancora più difficile. Sotto l’aspetto dell’ordine qualcosa si vede, ma se non ci metti l’anima non basta». Parole che suonano come una diagnosi severa ma inevitabile.

Numeri impietosi

I dati non aiutano Vivarini. In cinque partite sulla panchina del Bari, il tecnico non ha mai vinto: tre pareggi e due sconfitte, con una media punti addirittura peggiore rispetto a quella del suo predecessore Caserta. Un rendimento che alimenta dubbi e interrogativi, in una fase della stagione in cui servirebbero certezze, non esperimenti.

Tra vendita del club e paura retrocessione

Solo il giorno prima della gara, Luigi De Laurentiis aveva aperto ufficialmente alla possibilità di cedere il club, confermando interlocuzioni con gruppi stranieri interessati al Bari. Parole che, inevitabilmente, si intrecciano con il momento sportivo. Mentre fuori dal campo si parla di futuro societario, sul campo il presente è drammaticamente concreto: il Bari deve pensare prima di tutto a salvarsi e non sarà semplice.

Gennaio crocevia decisivo

Il messaggio che arriva dal San Nicola è chiaro: servirà una rivoluzione nel mercato di gennaio. Servono giocatori di personalità, capaci di reggere la pressione e trascinare la squadra nei momenti difficili. Senza interventi decisi, il rischio è quello di trascinare la stagione in un lento e pericoloso declino. Il tempo delle attese è finito e per il Bari ora la parola d’ordine è una sola: sopravvivere.

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ViviBari
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