A distanza di ventiquattro anni, la giustizia torna a bussare alla porta di una notte rimasta sospesa nella memoria di Bari e di Brindisi. È di ieri l’arresto di Francesco Pellegrino, 44 anni, indicato come il presunto esecutore materiale dell’omicidio di Tommaso Gigliola, ucciso nella notte del 4 maggio nei pressi dello stadio San Nicola, durante un tentativo di rapina finito nel sangue.

Gigliola, brindisino, era una figura molto conosciuta nei primi anni Duemila. Aveva 40 anni quando venne colpito a morte in una zona allora periferica della città, a ridosso dell’area dello stadio. Un delitto che per lungo tempo è rimasto senza responsabili, diventando uno dei cold case più dolorosi della cronaca pugliese.

La svolta investigativa e il ruolo del collaboratore di giustizia

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella notte Gigliola sarebbe stato avvicinato da un gruppo di rapinatori. L’azione criminale, però, degenerò rapidamente fino all’esplosione dei colpi di arma da fuoco che non gli lasciarono scampo.

Determinante, per la riapertura e l’esito dell’indagine, è stata la collaborazione di Giovanni Antonacci, oggi 47 anni, uno dei complici. Antonacci, dopo anni, ha deciso di raccontare quanto accaduto, fornendo elementi ritenuti decisivi per individuare responsabilità e ruoli all’interno del gruppo.

La sua versione dei fatti ha consentito agli investigatori di ricostruire con maggiore precisione dinamiche, movimenti e responsabilità, portando all’arresto di Pellegrino, che ora dovrà rispondere delle accuse davanti all’autorità giudiziaria.

Il messaggio della Procura: nessun omicidio resta senza risposta

A sottolineare il valore simbolico e concreto dell’operazione è stato il procuratore generale di Bari, Roberto Rossi, che ha ribadito l’impegno della magistratura sui delitti irrisolti: “Stiamo lavorando sui vecchi casi di omicidio. Tutti devono avere giustizia”.

Parole che assumono un peso particolare in una vicenda come quella di Gigliola, rimasta per anni senza colpevoli, alimentando dolore e interrogativi nella famiglia e nell’opinione pubblica.

Una ferita che attraversa Bari e Brindisi

L’omicidio di Tommaso Gigliola non è solo un fatto di cronaca nera ma una pagina che unisce due città e racconta una stagione segnata da violenza e criminalità diffusa. L’arresto di oggi non cancella il passato ma rappresenta un passo fondamentale nel riconoscimento di una verità giudiziaria attesa troppo a lungo.

A ventiquattro anni da quella “notte maledetta”, come venne definita allora, la riapertura del caso restituisce un senso di responsabilità collettiva: la giustizia può essere lenta, ma non rinuncia a cercare risposte, anche quando il tempo sembra averle sepolte.

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ViviBari
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