“All’ombra della storia” è il titolo del libro scritto da Stefania Craxi, senatrice e presidente della commissione Affari Esteri in Senato, ma soprattutto in questo caso, figlia di Bettino, già presidente del Consiglio e storico leader socialista di fine Novecento. Da uomo più potente d’Italia e esule in Tunisia, ascesa e caduta di una figura centrale nella storia italiana, vista da chi lo ha accompagnato fino agli ultimi istanti di vita e ne ha seguito le orme in politica.

Nella sede della Fondazione Tatarella, nell’ambito della rassegna “Incontri con l’autore”, si è tenuta la presentazione del libro “All’ombra della storia”, scritto da Stefania Craxi per raccontare la sua vita vicino al padre, Bettino. E’ lei stessa a chiarire subito però: “Non ho scritto il libro per fare i conti con qualcuno e, peraltro, mentre lo scrivevo temevo di finire nell’immagine della povera orfana. Ho attinto a ricordi personali perchè era giunto il momento di raccontare l’uomo Craxi e che fosse giusto lasciare traccia di quello che era la politica, soprattutto i partiti che erano vere comunità”.

“Craxi aveva ideali risorgimentali – continua Stefania – ma aveva lo sguardo verso il futuro. Intuì già trent’anni fa che senza un lavoro nella direzione dell’avvicinamento tra nord e sud del mondo ci sarebbero stati due fenomeni, che effettivamente oggi si sono pienamente compiuti: immigrazione incontrollata e radicalismo islamico“.

Un altro aspetto emerso nel corso dell’incontro è il rapporto che la univa a Pinuccio Tatarella. Racconta Craxi: “Nel ’95 quando arrivai a Roma c’erano persone che cambiavano strada per non salutarmi e l’unico che mi onorò della sua amicizia fu l’allora vicepresidente del Consiglio, Pinuccio Tatarella. Ricordo con piacere che diventammo persino compagni di scopa”.

Infine, uno sguardo al presente della politica, con le sue difficoltà di avvicinare persone e, soprattutto, elettori nei momenti di massima democrazia, come le elezioni che sono sempre meno frequentate. Spiega la senatrice: “La politica ha perso centralità in favore della finanza e i partiti non sono più in grado di far crescere classe dirigente come facevano in passato quando erano, prima di tutto, vere e proprie comunità. La politica si sedeva a tavola con noi, occupava anche i weekend di mio padre e oggi non è così. Serve che i partiti tornino a essere corpi intermedi perchè sono necessari corpi intermedi nella società”.

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By Gennaro Del Core

Comunicatore e giornalista

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