L’intelligenza artificiale entra negli studi legali, ma non ancora nei tribunali. È quanto emerge dall’indagine “Avvocati e attualità: Intelligenza artificiale”, condotta da Ipsos per il Consiglio Nazionale Forense su un campione di 2.532 avvocati italiani, presentata oggi in occasione della conferenza stampa che anticipa il XXXVI Congresso Nazionale Forense, in programma a Torino dal 16 al 18 ottobre sul tema “L’Avvocato nel futuro. Pensare da legale, agire in digitale”.

Secondo i dati diffusi, un avvocato su tre utilizza già strumenti di intelligenza artificiale a fini professionali – in particolare per la ricerca giuridica, la redazione di documenti e l’organizzazione del lavoro – ma la fiducia verso queste tecnologie resta bassa. Ben otto su dieci manifestano forti timori legati all’impiego dell’IA nei procedimenti giudiziari, temendo un indebolimento delle garanzie costituzionali e del ruolo umano nella decisione giuridica.

Il sondaggio, promosso dal CNF, delinea così una professione in transizione: consapevole delle opportunità offerte dal digitale, ma anche preoccupata dai rischi di spersonalizzazione e disumanizzazione del diritto.

Al congresso è presente anche il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari, Salvatore D’Aluiso, insieme a una delegazione del consiglio dell’ordine, testimoniando la centralità del dibattito sul futuro della professione e sulla necessità di accompagnare l’innovazione con formazione, etica e regolazione.

Il Congresso Nazionale Forense di Torino, promosso dal Consiglio Nazionale Forense, sarà dunque il luogo dove l’avvocatura italiana si confronterà, tra le altre cose,  su come integrare l’intelligenza artificiale nel sistema giustizia, senza rinunciare ai valori fondanti della difesa dei diritti e dello Stato di diritto.

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ViviBari
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