Alla Cerimonia Toga d’Oro, svoltasi lo scorso 23 gennaio 2026 al Teatro Kursaal Santalucia di Bari, il discorso del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari ha rappresentato uno dei passaggi più densi di significato dell’intera manifestazione, non solo celebrativa ma fortemente identitaria per l’avvocatura barese. Un appuntamento che ha reso omaggio alle avvocate e agli avvocati che hanno raggiunto i 40, 50 e 60 anni di professione, ma che è stato anche occasione per riflettere sul ruolo dell’avvocato nella società, in una fase storica complessa e attraversata da profonde trasformazioni.

«La toga non è solo un simbolo, è una responsabilità quotidiana»

Nel suo intervento, D’Aluiso ha richiamato con forza il valore profondo della toga, intesa non come semplice abito professionale ma come impegno etico e civile. «La toga non è un simbolo vuoto, ma un peso che si indossa ogni giorno – ha affermato – perché rappresenta la difesa dei diritti, la tutela delle libertà e la dignità delle persone che si affidano a noi».

Un richiamo netto a una professione che non può essere ridotta a tecnica o automatismo:
«Fare l’avvocato significa assumersi la responsabilità delle fragilità altrui, significa entrare nelle vite delle persone nei momenti più difficili, quando chiedono giustizia, ascolto e rispetto».

Una professione che richiede testa e cuore

Nel discorso del presidente è emersa più volte l’idea dell’avvocatura come vocazione che richiede equilibrio tra competenza e umanità.
«Non basta conoscere le norme o saperle applicare – ha sottolineato – servono rigore, studio continuo, ma anche cuore, sensibilità e capacità di comprendere il dolore degli altri».

Un passaggio che ha suscitato particolare attenzione in sala, perché ha riportato al centro il senso più autentico della professione forense: «L’avvocato non è un mero esecutore ma un interprete della giustizia, chiamato ogni giorno a dare voce a chi non ne ha».

«Questa toga appartiene anche alle vostre famiglie»

Uno dei momenti più sentiti dell’intervento è stato il riferimento alle famiglie delle avvocate e degli avvocati premiati.
«Questa toga non appartiene solo a chi la indossa – ha detto D’Aluiso – ma anche a chi, per anni, ha condiviso sacrifici, assenze, preoccupazioni e responsabilità silenziose». Un riconoscimento che ha allargato idealmente l’abbraccio della cerimonia: «Dietro ogni lunga carriera professionale c’è una rete affettiva che ha sostenuto, compreso e spesso rinunciato. A loro va il nostro grazie più sincero».

Donne, giovani e futuro dell’avvocatura

Nel suo intervento, il presidente ha poi spiegato il senso della scelta di conferire il riconoscimento dei 40 anni di professione alle avvocate, evidenziando un dato che invita alla riflessione: «Sono ancora poche le donne che arrivano ai 50 anni di esercizio della professione. Questo riconoscimento è anche un segnale di attenzione e di valorizzazione del loro percorso».

Accanto alla celebrazione dei decani, lo sguardo è stato rivolto alle nuove generazioni, con la Toga d’Onore conferita alla giovane avvocata distintasi all’ultimo esame di abilitazione. «Il futuro dell’avvocatura vive nel dialogo tra chi ha fatto la storia e chi la scriverà – ha concluso D’Aluiso – senza memoria non c’è identità, senza giovani non c’è futuro».

L’avvocatura come comunità

Il discorso del presidente dell’Ordine ha restituito l’immagine di un’avvocatura intesa come comunità viva, capace di custodire il proprio passato senza smarrire il senso della propria funzione pubblica. Una riflessione pronunciata in un luogo simbolico come il Teatro Kursaal Santalucia e destinata a lasciare un segno duraturo nel Foro barese, ricordando che la toga non è solo un traguardo, ma una responsabilità che si rinnova ogni giorno.

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