Giovedì 19 febbraio, alle ore 21, il palco del Teatro Forma ospiterà uno degli appuntamenti più attesi della stagione «Soundscapes 2026», rassegna organizzata dall’APS Nel Gioco del Jazz, diretta da Pietro Laera e presieduta da Donato Romito, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune di Bari.

Protagonista della serata sarà il quartetto guidato dal pianista californiano Michael Ragonese, tra le voci più interessanti della scena jazz di Los Angeles. Accanto a lui, un ensemble di altissimo profilo: il sassofonista canadese Seamus Blake, il contrabbassista Luca Alemanno e il batterista Anthony Fung.

Un jazz che unisce energia e profondità

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La musica del quartetto si muove nel solco del jazz moderno, coniugando solidità strutturale e libertà espressiva. Al centro del progetto c’è il pianoforte di Ragonese, capace di costruire architetture armoniche luminose e al tempo stesso di lasciare spazio a un’improvvisazione collettiva intensa e dialogante. La sua scrittura, elegante ma mai autoreferenziale, crea ambienti sonori in cui ogni musicista può imprimere la propria cifra stilistica.

Non è un caso che Ragonese abbia collaborato con artisti del calibro di Ben Wendel, Mark Turner e Walter Smith III, presente nel suo album d’esordio del 2019, “Day to Day”. Con “Stracci”, pubblicato quattro anni dopo, il pianista ha reso omaggio alle proprie radici italiane e alla formazione classica, mentre nel più recente “Chasing Calm” – registrato in quartetto – emerge una sintesi matura tra jazz contemporaneo, suggestioni cameristiche e complesse trame ritmiche.

Il dialogo sul palco

La presenza di Seamus Blake conferisce ulteriore spessore al progetto. Il suo sax, potente e flessibile, attraversa lirismo e tensione ritmica con naturalezza, alimentando un dialogo serrato con il pianoforte. La sezione ritmica completa l’equilibrio sonoro: il contrabbasso di Luca Alemanno assicura precisione e calore timbrico, mentre la batteria di Anthony Fung sostiene e rilancia le traiettorie solistiche con un drumming dinamico e reattivo.

Il risultato è un jazz che respira, si trasforma e sorprende, in un continuo scambio tra tradizione e modernità. Ogni brano diventa uno spazio aperto di esplorazione, dove l’improvvisazione non è mero virtuosismo, ma strumento di racconto condiviso.

L’appuntamento al Teatro Forma si preannuncia dunque come un’esperienza immersiva, capace di coinvolgere tanto gli appassionati quanto chi desidera avvicinarsi al jazz contemporaneo. Una serata in cui eleganza, energia e creatività si incontrano nel segno della grande musica dal vivo.

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