Nella biblioteca dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, lo scorso 7 agosto 2025, è stato sottoscritto un protocollo di intesa che segna una svolta per la sanità e la formazione medica nel Mezzogiorno. Regione Puglia, università LUM ed ente gestore dell’ospedale, hanno formalizzato un accordo che trasforma il Miulli nel primo policlinico privato universitario del Sud Italia, integrando pienamente l’attività sanitaria con la didattica e la ricerca.
L’intesa, che recepisce le norme nazionali (legge 240/2010 e D.Lgs. 517/1999), punta a consolidare il legame tra tre missioni fondamentali: formazione dei professionisti della salute, ricerca scientifica e assistenza di qualità sul territorio. Un approccio che mette al centro due figure chiave: lo studente e il paziente, considerati pilastri su cui si fonda l’intero progetto.
Un’integrazione totale tra università e sanità
Tutte le strutture dell’Ospedale Miulli coinvolte nel protocollo entreranno nella rete formativa universitaria, offrendo agli studenti un contesto di apprendimento diretto, con casi clinici reali e l’affiancamento di tutor qualificati. Il percorso formativo abbraccerà l’intero ciclo dell’educazione medica: corsi di laurea, scuole di specializzazione, master, dottorati e formazione continua in medicina.
Gli specializzandi, programmati in base ai fabbisogni della sanità regionale, saranno operativi fin da subito in reparto, sotto la supervisione di tutor, con la possibilità di attivare contratti in eccedenza finanziati dalla Regione.
Spinta all’innovazione e alla ricerca
Il protocollo apre la strada a progetti congiunti di ricerca scientifica, clinica e organizzativa, sostenuti da fondi regionali, nazionali ed europei. La finalità è duplice: migliorare la qualità delle cure e introdurre innovazioni applicabili nella pratica clinica quotidiana. Prevista anche la possibilità di istituire posizioni temporanee di professore straordinario finanziate dalle aziende sanitarie, per attrarre competenze di alto livello.
Le dichiarazioni dei firmatari
Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano: “Durante la pandemia, ci siamo resi conto dell’importanza del Miulli, che disponeva già allora di strutture molto innovative. Strutture che ora stiamo progressivamente esportando anche negli ospedali pubblici. Questo ospedale, realizzato con criteri modernissimi, ha rappresentato un punto di riferimento, ma ci ha anche fatto toccare con mano una criticità gravissima: non avevamo abbastanza medici. Abbiamo quindi compreso che la Regione Puglia doveva assumersi una responsabilità che in realtà spetterebbe allo Stato, ovvero quella di promuovere con decisione l’accesso alle facoltà di Medicina e l’aumento degli iscritti alle scuole di specializzazione”.
Spiega Mons. Domenico Laddaga, delegato del Vescovo alla direzione del Miulli: “Questo accordo rappresenta il raggiungimento di un obiettivo importante: integrare formazione universitaria e attività clinica in modo virtuoso, per garantire al paziente cure sempre più qualificate e offrire ai futuri medici un percorso formativo di eccellenza, ancorato alla realtà sanitaria del territorio”.
“Il protocollo rafforza il ruolo del Miulli come snodo strategico per la sanità pugliese – ha confermato il direttore sanitario del Miulli, Vitangelo Dattoli -. Non si tratta solo di un’intesa formale, ma di un investimento concreto sul futuro: quello della medicina, dei professionisti della salute e dell’intero sistema sanitario regionale“.
Emanuele Degennaro, presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Università LUM: “La Regione Puglia ha ben compreso che non si trattava di un progetto limitato nel tempo e nelle risorse, ma di un programma di sviluppo del sistema dei servizi legati alla Sanità regionale pensato e realizzato sulla base di una chiara visione. Ampliare numericamente e qualitativamente la disponibilità di servizi assistenziali territoriali e integrarli in un più largo contesto di crescita delle attività didattiche e di ricerca universitaria è il mezzo attraverso cui non solo dare più possibilità ai cittadini di usufruire delle risorse del sistema sanitario regionale, ma anche ai giovani di aumentare le possibilità di studiare e specializzarsi nelle discipline medico-sanitarie senza dover allontanarsi dalla regione”.

