In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la ASL di Bari ha presentato oggi un nuovo percorso assistenziale dedicato alle vittime di violenza e maltrattamenti di genere, approvato con delibera n. 2316 del 17 novembre 2025. Il modello, valido per tutti i Pronto soccorso della rete aziendale, nasce da un lavoro coordinato dall’Unità di Gestione del Rischio Clinico e prevede un’organizzazione omogenea e multidisciplinare.
Medici di pronto soccorso e di direzioni mediche, ginecologi, ostetriche, infettivologi, personale infermieristico, assistenti sociali e laboratori analisi lavoreranno in sinergia con Centri antiviolenza, Servizio sociale ospedaliero e Forze dell’ordine, garantendo risposte tempestive, rispettose della persona, e creando continuità tra il momento dell’emergenza e la protezione nel medio-lungo periodo.
Il nuovo sistema di presa in carico è stato presentato questa mattina durante l’evento aziendale “NON SEI SOLA – Dal Pronto Soccorso ai Centri Antiviolenza. Istruzioni di salvezza”, promosso dal Comitato Unico di Garanzia della ASL nella sala Arcobaleno dell’ex CTO. Il filo conduttore dell’incontro ha evidenziato il percorso della vittima di violenza dal pronto soccorso ai presidi delle forze dell’ordine fino ai centri antiviolenza.
Il direttore generale Luigi Fruscio ha sottolineato l’importanza strategica dell’iniziativa:
“Questo documento nasce per dare una risposta chiara, immediata e riconoscibile in ogni pronto soccorso della nostra azienda. La violenza di genere richiede tempestività, organizzazione e coraggio. Stabilire regole condivise significa rafforzare la protezione delle vittime e sostenere il lavoro dei nostri professionisti.”
La direttrice sanitaria Rosella Squicciarini, coordinatrice dell’impianto clinico e organizzativo, ha evidenziato:
“Ogni volta che una donna entra in pronto soccorso chiedendo aiuto, l’azienda deve essere pronta. Questo percorso offre agli operatori strumenti chiari, evitando improvvisazioni e garantendo protezione, riservatezza e continuità assistenziale.”
La direttrice amministrativa Rachele Popolizio ha rimarcato il valore della progettazione integrata:
“Il lavoro condiviso tra Medicina Forense, Gestione del Rischio Clinico, Sistema Qualità e Formazione rappresenta un investimento sulla tutela delle vittime e sulla solidità organizzativa. Un impianto omogeneo, verificabile e migliorabile nel tempo è la garanzia più concreta che possiamo offrire.”
Tra gli interventi, Guido Quaranta, direttore del Dipartimento Emergenza-Urgenza, e Vito Antonicelli, referente del Servizio delle Professioni sanitarie ospedaliere e territoriali, hanno condiviso le esperienze di chi vive quotidianamente il primo contatto con le vittime, sottolineando l’importanza di percorsi strutturati e ambienti sicuri.
La psicologa Camilla Famiglietti, del Nucleo di Psicologia del Comando Legione Carabinieri Puglia, ha illustrato l’attivazione del “codice rosso” e le prime esigenze psicologiche delle vittime, introducendo il “violenzametro”, strumento pratico per individuare segnali di violenza di genere. La collega della sezione Polizia giudiziaria della Procura di Bari, Maresciallo Clarissa Palumbo, ha raccontato un caso reale coinvolgente madre e figlia adolescente.
Dal mondo dei Centri antiviolenza, Paola Rizzo, referente del centro “Paola Labriola” di Giraffa Onlus, ha sottolineato quanto sia decisiva la collaborazione tra ospedale e territorio per costruire protezione nel tempo.
La parte conclusiva dell’incontro è stata affidata alla dottoressa Enza Abbinante, dirigente dell’Unità Gestione Rischio Clinico, che ha illustrato nel dettaglio la struttura del nuovo assetto organizzativo. Il percorso di tutela delle vittime parte già dal triage: l’infermiere intercetta precocemente eventuali indicatori di rischio, protegge la vittima da pressioni esterne e garantisce un ambiente riservato, mentre il medico attiva il personale dedicato che accompagna la persona lungo tutto l’iter assistenziale.
Sono previsti passaggi standardizzati per la documentazione clinica e medico-legale, la raccolta dei reperti e la valutazione del rischio, fondamentale per stabilire se la vittima possa rientrare in sicurezza o necessiti di sistemazione protetta. Il modello prevede inoltre un monitoraggio annuale che consentirà alla ASL di valutare l’efficacia del percorso, individuare criticità e migliorare progressivamente la capacità di risposta della rete sanitaria.

