Come si costruisce il racconto del passato in un’epoca dominata da media e linguaggi in continua evoluzione? A questa domanda cercheranno di rispondere le due Giornate di ricerca promosse dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, in collaborazione con la Fondazione Gramsci di Puglia, l’AISO e l’Ipsaic.
L’iniziativa, nata all’interno degli insegnamenti della professoressa Claudia Villani, mette a confronto il rigore della ricerca storica con la forza narrativa del cinema documentario, analizzando come memorie individuali e simboli pubblici definiscano l’identità dei popoli.
Giovedì 26 marzo: Le voci della Puglia
Il primo appuntamento, previsto per le ore 12:20, sarà interamente dedicato alla storia orale. Un panel di esperti e ricercatori si confronterà sulle più significative esperienze di raccolta di testimonianze dirette nel territorio pugliese.
Tra i relatori interverranno figure di spicco della storiografia e della cultura locale come Giovanni Rinaldi, Vito Antonio Leuzzi, Luigi Masella e Lidia Piccioni. L’obiettivo è mostrare come la “storia dal basso” possa integrare e arricchire la comprensione dei grandi mutamenti sociali del secolo scorso.
Venerdì 27 marzo: Albania, monumenti e memorie
La seconda giornata (aperta al pubblico) si sposterà sul piano visivo. Alle ore 13:10, presso l’Aula A del Palazzo Ateneo, verrà proiettato il video-documentario “Anulloje Ligjin” (Annulla la Legge).
L’opera del regista Fabrizio Bellomo, già presentata al Torino Film Festival, propone una prospettiva inedita sulla storia dell’Albania:
- Simboli in mutamento: Il racconto attraversa il Novecento osservando come statue e monumenti siano cambiati sotto la propaganda fascista, il regime socialista e la democrazia contemporanea.
- Identità urbana: Attraverso filmati d’archivio e riprese attuali, il film riflette su come il potere riscriva costantemente il paesaggio per influenzare la memoria collettiva.
Al termine della proiezione, il regista dialogherà con Vito Saracino e il pubblico presente per approfondire il rapporto tra l’uso delle immagini e la conservazione (o cancellazione) del passato.

