Monopoli si prepara a ridiventare la capitale internazionale della fotografia e dell’arte visiva. PhEST – See Beyond the Sea torna per la sua undicesima edizione, dal 7 agosto al 1° novembre 2026, consolidando un percorso che in dieci anni ha portato in Puglia oltre 400 artisti da tutto il mondo e un milione e mezzo di visitatori.
Sotto la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela di Arianna Rinaldo (fotografia) e Roberto Lacarbonara (arte contemporanea), il festival trasformerà ancora una volta il borgo antico e il porto in un laboratorio diffuso di visioni e contaminazioni.
Il tema 2026: l’immaginazione come strumento critico
Il filo conduttore di quest’anno è una domanda potente: “What if?” (E se…?). Il festival invita artisti e pubblico a sospendere la realtà per abitare lo spazio del possibile.
- Scenari alternativi: Attraverso le opere esposte, verranno esplorati futuri divergenti in cui tecnologia, natura, storia e identità si reinventano o si dissolvono.
- Partecipazione attiva: Per la prima volta, PhEST lancia la call to action social “What if PhEST…?”, un sondaggio per permettere alla community di immaginare e proporre il festival del futuro.
Pop-Up Open Call: al via le candidature
Da oggi, 29 aprile, e fino al 13 maggio 2026, è aperta la sesta edizione della PhEST Pop-Up Open Call. Il concorso, gratuito e aperto a tutti, cerca progetti capaci di declinare il tema del “What if” attraverso ogni linguaggio visivo (fotografia, collage, animazione e, novità di quest’anno, cortometraggi). I vincitori avranno l’opportunità di esporre durante il festival, oltre a ricevere premi tecnici (come la mirrorless Fujifilm X-T5) e pubblicazioni su prestigiose piattaforme come LensCulture e PHmuseum.
Residenza d’artista: Sara Angelucci a Torre Guaceto
Il legame con il territorio si rinnova con la residenza della canadese Sara Angelucci. L’artista è attualmente impegnata in una ricerca site-specific all’interno della Riserva Naturale di Torre Guaceto. Attraverso scansioni notturne ad altissima definizione della flora locale, la Angelucci sta creando un dialogo tra migrazione umana e vegetale, analizzando come l’identità si costruisca attraverso il legame con l’ecologia e le piante spontanee.

