se, ha segnato l’avvio del tour nazionale del Manifesto, firmato a Perugia lo scorso marzo e successivamente consegnato in Vaticano a Papa Leone XIV. Bari rappresenta la prima tappa di un percorso che coinvolgerà gli Ordini dei Medici di tutta Italia, con l’obiettivo di riaffermare il ruolo della professione medica nella difesa della vita, della salute e della dignità umana.
Ad aprire la serata è stato Filippo Anelli, presidente dell’OMCeO Bari e della FNOMCeO, che ha richiamato il valore etico e civile dell’agire medico. «Noi medici possiamo definirci costruttori di pace – ha dichiarato – perché ogni nostro atto tutela la salute, allevia il dolore e restituisce dignità alla persona».
Anelli ha ribadito anche la posizione della professione medica contro la guerra e contro ogni forma di violenza, compresa quella che colpisce gli operatori sanitari impegnati negli scenari di conflitto. Un riferimento alle violazioni che, in diverse aree del mondo, continuano a coinvolgere medici, infermieri, ospedali e strutture sanitarie, spesso in contrasto con i principi del diritto internazionale umanitario.
Durante la serata è stata presentata in anteprima anche la campagna nazionale di comunicazione “Ogni atto medico è un atto di pace”. L’immagine scelta mostra la pelle del globo terrestre squarciata e ricucita dalle mani di un chirurgo: un simbolo forte, pensato per raccontare la cura non solo come gesto tecnico e scientifico, ma come atto di democrazia, coesione sociale e difesa dei diritti fondamentali.
Il messaggio della campagna è chiaro: “Ogni ferita ricucita, un conflitto in meno. Dove c’è cura, c’è pace”. La salute viene così indicata come una vera infrastruttura di pace, fondata sui principi della Costituzione italiana e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La presentazione barese si è trasformata in una vera e propria Festa per la pace, con la lettura corale del Manifesto da parte del Consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici di Bari e dei rappresentanti degli Ordini pugliesi. A seguire, il concerto dell’Orchestra Metropolitana di Bari, che ha accompagnato il momento istituzionale con il linguaggio universale della musica.
A sottolineare il valore culturale e sociale dell’iniziativa è stata Francesca Bottalico, consigliera delegata alla Promozione socio-culturale e all’Orchestra della Città Metropolitana di Bari. «Prendersi cura delle persone e dei luoghi è già un atto politico e un atto di pace», ha affermato, evidenziando come la serata abbia messo insieme il mondo della cura, della cultura e della comunità.
Il legame tra diritti fondamentali e costruzione della pace è stato richiamato anche da Egeria Nalin, delegata del rettore alle ricerche sulla pace, sull’integrità e sicurezza dell’Università di Bari, che ha ricordato l’impegno dell’ateneo nella promozione di una cultura della pace attraverso incontri, seminari e attività aperte alla cittadinanza.
In diversi interventi è tornata la testimonianza di don Tonino Bello, indicato come riferimento morale e civile. Felice Spaccavento, presidente della III Commissione del Consiglio regionale della Puglia, ha ricordato come dal suo esempio abbia imparato che curare significa anche dare speranza. «La sua marcia a Sarajevo dimostrò che anche un gesto di pace può fermare la guerra. Da allora ho capito che curare è, probabilmente, il più concreto dei segni di pace».
Anche Antonio De Lellis, coordinatore nazionale di Pax Christi, ha richiamato il messaggio non violento di don Tonino Bello, sottolineando che la pace non è una parola astratta, ma un insieme di azioni concrete. «Chi cura non ha nemici e la cura è un atto di profezia», ha dichiarato, evidenziando il ruolo dei medici come figure chiamate a intervenire, a “sporcarsi le mani” e a stare accanto a chi soffre.
Nel corso della serata è stato inoltre rilanciato l’appello promosso dal presidente della Fondazione L’isola che non c’è, Franco Giuliano, sottoscritto da 130 personalità, per favorire l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.
Con la tappa di Bari, il Manifesto “Medici e Pace” avvia dunque un cammino nazionale che intende parlare non solo alla professione medica, ma all’intera società. Al centro resta un principio essenziale: curare significa difendere la vita, riconoscere la dignità di ogni persona e contribuire alla costruzione di una pace concreta, fatta di responsabilità, prossimità e umanità.

