Uno dei più celebri cineasti di sempre, Charlie Chaplin, è stato anche un compositore. Oggi a Monopoli, nell’ambito del Ritratti Festival, si terrà un concerto sul Roof Garden del Teatro Radar, con le musiche originali restaurate da Timothy Brock e con la partecipazione del mezzo soprano, Manuela Custer.

Tutti conosciamo Charlie Chaplin per le sue opere cinematografiche, pochi sanno che scrisse anche le colonne sonore di diversi suoi film, tra i quali A Dog’s Life, che il Ritratti Festival di Monopoli propone oggi, giovedì 21 luglio, sul Roof Garden del Teatro Radar, con le musiche originali restaurate da Timothy Brock e la partecipazione speciale del mezzosoprano Manuela Custer.

L’appuntamento, inserito nella sezione «Cineritratti», che torna con la magia del cinema muto sonorizzato dal vivo dopo lo straordinario successo dello scorso anno, quando venne proposto «Sherlock Jr.» di Buster Keaton, vede Alberto Maniaci dirigere il Ritratti Festival Ensemble composto da Lorenzo Rovati (violino), Saveria Mastromatteo (violino), Anne-Lise Binard (viola), Sara Gentile (violoncello), Niccolò Zorzi (contrabbasso), Rosanna Quarato (flauto), Tindaro Capuano (clarinetto), Alessia Brancia (fagotto), Salvatore Magazzù (tromba), Luca Loliva (trombone), Camillo Maddoni (percussioni) e Antonia Valente (pianoforte). Esattamente come i suoi film, la musica di Chaplin è arte senza tempo. Basti, infatti, pensare a quanti artisti hanno rifatto la tenera «Smile» composta nel 1936 per «Tempi moderni», canzone ripresa da Nat King Cole negli anni Cinquanta e poi da Tony Bennett, Michael Bolton, Eric Clapton, Pearl Jam, Diana Ross e Michael Jackson, giusto per citarne alcuni.

«A Dog’s Life», vita da cane, fu girato nel 1919 e nel 1959 inserito nella raccolta «The Chaplin Revue» comprendente anche «Charlot soldato» e «Il pellegrino», trilogia per la quale lo stesso Chaplin compose una colonna sonora. Tra l’altro, il cinema muto non era mai stato silenzioso, perché sin dalle origini le proiezioni venivano accompagnate dall’esecuzione in presa diretta di musiche del tardo repertorio romantico. Ma, poi, quando negli anni Ottanta del Novecento il cinema muto ha conosciuto una nuova giovinezza grazie al recupero di pellicole storiche, è nata la necessità di dare a questi film una veste sonora ricorrendo da un lato a sperimentazioni compositive anche ardite oppure recuperando i materiali musicali originali. Esattamente quello che accade con l’operazione condotta dallo specialista Timothy Brock per «A Dog’s Life», in cui Chaplin-Charlot inizia cinematograficamente a delineare una delle sue situazioni preferite: terrorizzato dalla polizia nel suo stato di inadeguatezza al mondo normale, s’impegna e si affida a fughe maldestre nel vero e proprio tentativo di evadere dalle logiche del reale. Tra pedate degli sbirri e salsicce rubate ai chioschetti per strada, la forza della gag emerge prepotentemente, mentre si assiste al «senso del provvisorio», tratto costante dello stile di Charlot con il suo modo di aggirare la difficoltà. Mentre sul fronte musicale, «A Dog’s Life» presenta molti dei marchi sonori tipici delle colonne sonore dei film di Chaplin. La sequenza «Teacake» ne è l’esempio più eclatante, quando il vagabondo consuma furtivamente un intero piatto di torte sotto gli occhi sospettosi del venditore, interpretato da Sydney Chaplin, fratello di Charlie.

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