Prosegue lunedì 27 e martedì 28 settembre (ore 17.30) con «Le stagioni in città», produzione di Astràgali Teatro ispirata a «Marcovaldo» di Italo Calvino, la rassegna di teatro per bambini e famiglie organizzata dalla Compagnia Diaghilev al Teatro van Westerhout di Mola di Bari in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune.

Fabio Tolledi firma drammaturgia e regia dello spettacolo, interpretato da Roberta Quarta, Matteo Mele, Simonetta Rotundo e Samuele Zecca.

«Aveva un occhio poco adatto alla vita di città», scrive Calvino descrivendo il protagonista stralunato e malinconico del suo romanzo Marcovaldo, pubblicato da Einaudi nel 1963 e ormai divenuto un classico nella letteratura per ragazzi. Con quattro figli pestiferi e un lavoro in fabbrica, Marcovaldo è un bambino cresciuto che mal si adatta a una città fatta di «cemento e asfalto». Sulla sua bicicletta a motore e «il naso per aria» cerca disperatamente di recuperare un rapporto con la natura, mettendo in atto maldestre strategie per trovare angoli di paradiso naturale tra le strade della metropoli.

Marcovaldo, per Calvino, nasce dalla sfida di utilizzare la forma del racconto breve per affrontare temi importanti, come il delicato passaggio dalla società contadina a quella industriale e il rapporto, spesso difficile, con la natura. Allo stesso modo, la messa in scena di Astràgali Teatro, attraverso episodi che si rincorrono uno dopo l’altro, come una striscia a fumetti o un esilarante slapstick, restituisce tutta la limpidezza di questo romanzo straordinario, non rinunciando, al contempo, ad una riflessione critica sulla società dei consumi. Il viaggio in città di Marcovaldo si trasforma in un percorso singolare dove anche le cose più banali e normali assumono una piega bizzarra e inaspettata. Ecco allora che uno sbuffo di vento o la luce al neon di un0insegna pubblicitaria divengono espedienti di un modo non scontato e forse più profondo di guardare al mondo. L’ingenuità di Marcovaldo, bambino cresciuto e perennemente fuori luogo, è la sua capacità di resistere nonostante tutto, nel disperato tentativo di recuperare un rapporto con una natura meravigliosa e forse irrimediabilmente perduta.

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