«L’impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Bari è stato pienamente accolto». Con queste parole il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha commentato la sentenza con cui il Gup Giuseppe De Salvatore ha chiuso il processo Codice Interno, che ha visto coinvolti politici, esponenti mafiosi e le municipalizzate del Comune di Bari per il reato di scambio politico-mafioso legato alle elezioni comunali del 2019.
Il procedimento si è concluso con la condanna di 103 imputati, sancendo la responsabilità per condotte che hanno profondamente minato la credibilità delle istituzioni locali.
La Regione Puglia, che si era costituita parte civile, ha ottenuto il riconoscimento del danno all’immagine subito: gli imputati sono stati infatti condannati a versare una provvisionale di 200.000 euro a favore della stessa Regione.
«Esprimo il mio apprezzamento – ha dichiarato Emiliano – per l’eccellente lavoro svolto dalla Procura di Bari. Il risarcimento stabilito dal tribunale è la prova della determinazione con la quale, da sempre, la nostra comunità promuove e sostiene il contrasto alle organizzazioni mafiose e al malaffare politico».
La sentenza segna un passaggio cruciale non solo sul piano giudiziario, ma anche simbolico, in una città che da anni lotta per riaffermare trasparenza e legalità nella vita pubblica. Al di là delle sentenze, tuttavia, restano irrisolti i temi politici di questa vicenda, in particolare sulla questione morale che è emersa dalle indagini.

