Dietro l’immagine iconica del lungomare di Bari e dei grandi palazzi monumentali che ne definiscono il profilo, si celano le visioni di progettisti che, negli anni Trenta, cercarono di tradurre il dinamismo del secolo in pietra e cemento. Tra queste figure spicca Marino Lopopolo (1905-1980), architetto e intellettuale la cui esperienza umana e professionale viene oggi restituita alla collettività attraverso il volume “Marino Lopopolo, Architetto e pioniere coraggioso”, scritto da Antonio Labalestra ed edito da Quasar.

Il libro sarà presentato domani, mercoledì 25 marzo alle ore 16:30, in un luogo simbolo dell’architettura del Ventennio: la Sala Consiliare della Città Metropolitana sul Lungomare Nazario Sauro.

Lopopolo, laureatosi a Napoli nel 1932, fu una figura emblematica del clima culturale barese, capace di muoversi tra le suggestioni del futurismo marinettiano e il rigore del razionalismo. La sua attività non si esaurì nella progettazione di edifici pubblici, quartieri popolari e spazi commerciali, ma si spinse verso una riflessione profonda sul ruolo dell’architetto come strumento di trasformazione sociale e politica. Fautore dell’istituzione dell’Ordine degli Architetti della Puglia nel 1952, rimase una presenza propositiva nel dibattito urbanistico fino alla metà degli anni Settanta.

L’opera di Labalestra, frutto di un meticoloso lavoro sulle fonti archivistiche (l’archivio Lopopolo è stato recentemente donato all’Ordine degli Architetti di Bari), analizza il complesso rapporto tra ideologia, potere e progettazione nella “Grande Bari” fascista, quando la città cercava di proiettarsi come un ponte moderno e dinamico verso l’Oriente e l’Adriatico.

Alla presentazione di domani interverranno le massime autorità cittadine e accademiche, tra cui il Sindaco di Bari Vito Leccese, il Rettore del Politecnico Umberto Fratino e il Presidente dell’Ordine degli Architetti Cosimo Damiano Mastronardi. Il dibattito vedrà l’autore confrontarsi con docenti di storia dell’architettura e rappresentanti della cultura locale, come Gian Paolo Consoli, Carlo Moccia e Ferdinando Pappalardo, per rileggere una stagione fondamentale dello sviluppo urbano del Mezzogiorno.

L’autore, Antonio Labalestra, è professore associato di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Bari e vanta una lunga esperienza nello studio delle fonti documentarie applicate ai grandi protagonisti del Novecento italiano

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