La potenza di un’immagine simbolica – un enorme cerotto posato sul mare – si è trasformata in un movimento collettivo di solidarietà. La campagna “La Ferita del Mediterraneo”, ideata da Viceversa Studio per SOS Mediterranée e realizzata a Bari il 12 e 13 luglio 2024 insieme allo studio Odd Episodes e al Comune di Bari, ha ottenuto oltre 9 milioni di visualizzazioni sui social e più di 80mila donazioni a sostegno dell’organizzazione umanitaria impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.
Un impatto così significativo da meritare anche un importante riconoscimento: il progetto ha vinto il premio “Comunicazione pubblica” agli ADCI Awards 2025, tra i più prestigiosi nel panorama creativo italiano, consegnati negli scorsi giorni a Milano.
Un cerotto gigante per una ferita collettiva
Al largo del lungomare Imperatore Augusto, nello specchio d’acqua davanti a Bari, è comparsa un’installazione tanto semplice quanto potente: un cerotto galleggiante di oltre 90 metri quadrati, formato da 360 blocchi modulari. Un simbolo immediato di cura, applicato metaforicamente su una delle ferite più dolorose del nostro tempo: le migliaia di morti nel Mediterraneo.
I numeri raccontano da soli l’urgenza della denuncia: 1.692 persone morte nel 2024, quasi 800 quelle scomparse, oltre 32mila dal 2014. Numeri che, nonostante la loro tragicità, rischiano di scivolare fuori dalla coscienza pubblica.
Riportare l’attenzione su una tragedia dimenticata
«Quest’opera è il nostro modo per puntare i riflettori sulla tragedia del Mediterraneo, che purtroppo è uscita dalla coscienza collettiva e dall’attenzione mediatica» ha spiegato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS Mediterranée Italia. «Speriamo possa riaccendere il dibattito pubblico. Abbiamo scelto Bari perché è una città di mare e di accoglienza, aperta a chi cerca sicurezza e cura».
E cura è proprio una delle parole chiave del progetto. Gli equipaggi di SOS Mediterranée, una volta soccorse le persone in mare, si trovano spesso ad affrontare emergenze mediche gravissime: disidratazione, ustioni da carburante, traumi fisici e psicologici. Solo nel 2024, a bordo della nave Ocean Viking sono state effettuate 1.357 visite mediche.
La visione creativa: immaginare per far vedere
«Le idee ci permettono di osare e superare le barriere che ci impediscono di capire cosa accade attorno a noi» ha dichiarato Luciano Marchetti di Viceversa Studio. «Il nostro cerotto ci porta davanti a un problema che non possiamo ignorare: la morte e il dolore di chi cerca pace e terra ferma. Volevamo lanciare un segnale forte attraverso un simbolo universale».
Una riflessione condivisa anche da Giuseppe Santoro di Odd Episodes: «Progetti come questo ricordano che la comunicazione è profondamente umana. Non solo denuncia, ma gesto di cura. Bari è diventata il luogo simbolico di un dolore collettivo che riguarda tutti noi. Comunicare significa assumersi una responsabilità: ascoltare il mondo e le sue urgenze».
Una ferita aperta che chiede attenzione
“La Ferita del Mediterraneo” ha dimostrato che un linguaggio visivo potente, quando incontra una narrazione autentica e condivisa, può riaprire un dialogo necessario. L’opera ha unito creatività, impegno civile e partecipazione collettiva, generando un impatto concreto e misurabile: non solo premi e riconoscimenti, ma soprattutto una rinnovata consapevolezza e un sostegno reale alle attività di salvataggio nel Mediterraneo.
Una ferita, quella del mare, che continua a sanguinare. Ma anche una ferita che può essere curata, se la società sceglie di guardarla, riconoscerla e non voltarsi dall’altra parte.

